Vago per i corridoi della Accademia delle Belle Arti, in attesa del CdA, e inciampo in una bellissima copia della Pietà.
Conoscevo bene l’originale ma era blindato, inavvicinabile e affollato mentre qui ci si può accostare senza problemi.
Allieve e allievi bolognesi studiano in queste sale le copie dei capolavori. Capiscono grazie a loro, cosa sia il genio e come sia impossibile senza una tecnica raffinatissima fatta di esercizio e costanza. Non tutti gli artigiani, notoriamente, sono artisti ma tutti gli artisti devono essere anche artigiani. Niente di nuovo, appunto.
Da così vicino, vedo, dunque e finalmente, il celeberrimo braccio della Morte, detto anche il Braccio di Meleagro per antica tradizione. Ricordavo il braccio di Marat nella vasca da bagno al Louvre ma vederlo qui – realizzato per di più da un ventiquattrenne già coscientemente michelangiolesco – prende allo stomaco oltre che agli occhi.
La Morte è protagonista da sempre nel mondo delle Arti e quel braccio che la simboleggia è un segno che resta nel tempo. Ha reso famoso Meleagro, rappresentando una vitalità definitivamente finita.

