Due etti di carta stampata.

Difficile mestiere quello del libraio oggi. Da un lato è diventato più comodo, dall’altro rischia di scomparire. Ricerche e giornali fra l’altro raccontano interdetti di un segnale curioso. I giovani lettori tendono al cartaceo che per loro potrebbe anche essere una sconvolgente scoperta.

Ecco allora che le librerie vintage possono avere scenari insospettati fino a oggi. Restano le librerie diciamo non artigiane dove i libri si vendono in base alla spesso fumosa fama dell’autore, un tanto al chilo e grazie al cielo che la carta oggi si ricicla. 

Una volta, terze pagine e riviste – La Fiera Letteraria! o il Domenicale del Sole – erano bussole sicure e convinte. Chi scriveva valutava il libro e non l’autore come è giusto che sia. Chi leggeva conosceva e si fidava.

I vecchi librai non a caso leggevano i libri e sapevano consigliare. Pino Crespi a Courmayeur nella sua ultima avventura di libraio – ufficiale alpino, notaio, avvocato, assessore ecc. –  valutava i libri, sfogliandoli, quasi annusandoli, senza sbagliare mai. A altri vecchi librai era sufficiente leggere le prime dieci pagine per indirizzare il lettore sul sicuro. Ogni libraio conosceva bene i suoi clienti e il libro andava praticamente a segno e su misura.

Oggi il fiume di carta stampata che allaga quotidianamente le librerie, confondendo i clienti e nascondendo la qualità nella quantità,  ha stravolto questo scenario. I librai difficilmente leggono libri che non siano già promossi dai marketing editoriali. Il piacere della scoperta di un bel libro – Saba lo fa notare spesso – è però qualcosa di straordinario, come ogni scoperta degna di questo nome.

Purtroppo, oggi spesso la libreria, un pò come la farmacia, ha perso quella identità di riferimento e di indirizzo per diventare un mero distributore di oggetti. Così, quando trovi una libreria dove il libraio conosce i libri che vende e se ne parla insieme con cognizione di causa, capisci cosa potevano rappresentare una volta le librerie in questo Paese. Fenomeno oggi raro se non rarissimo bisogna dire.

Altrove ovviamente può ancora essere diverso. Il libraio di Kabul lo ha dimostrato ma in posti del genere i libri sono pericolosi quanto i kalashnikov e a volte di più.

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