Logbook 206 – Personale

Così finalmente ho capito cosa vogliono dire concretamente integrazione sociale e superamento dell’handicap. Lo devo al regime iraniano che fa sapere di avere impiccato un ragazzo disabile appena ventenne. Dunque è questa l’integrazione. Non è esattamente quella auspicata da Andrea Canevaro o da Franco Bomprezzi, da Luca Pancalli o da Tiziana Nasi o da Pietro Barbieri. È l’integrazione tragica in cui solo davanti al patibolo e nella tragedia si è tutti uguali e forse sarebbe anche giusto così, se anche in tutto il resto questo fosse altrettanto vero.

Disabilità, integrazione in fondo sono concetti difficili da spiegare. Trovo, su un vecchio appunto valdostano di oltre vent’anni fa, una piccolissimo flash, appuntato al volo. Leggo. “Giorno dopo (eravamo in vacanza in Valle d’Aosta, ndr) e pioggia e uno splendido pezzo di arcobaleno. Lo faccio vedere a Luigi che dice ciao arcobaleno perché nessuno vuole giocare con me e io mi chiedo se è una frase di una favola e spero che lo sia”. Fine dell’appunto.

A quei tempi, per la cronaca, Luigi si nutriva di fiabe sonore che spesso citava. E’ a quelle che facevo riferimento ma sapevo e so che quelle sue favole – come è giusto che sia – con la realtà non c’entravano nulla.

Certo, può aiutare anche molto l’ironia, avendo ben presente però che l’ironia richiede necessariamente l’intelligenza di chi la fa ma anche di chi la recepisce. In casi diversi funziona poco anche se aiuta comunque. Quindi altra storia, questa volta di memoria.

Un padre nel parco gira con il passeggino che porta un ragazzino di quattro cinque anni, ormai già grande insomma. È una bella giornata di domenica e padre e figlio se la stanno godendo. Roma dal Gianicolo è immersa di luce e di azzurro mentre la giostra agognata, a pochi metri da un cupo Garibaldi equestre, diffonde musica felliniana o presunta tale.

Una signora di una certa età con l’aria da maestrina arcigna è seduta su una panchina, sorvegliata dai busti marmorei dei garibaldini. Il padre siede anche lui per riprendere fiato. La signora li guarda e poi fa “Forse dovrebbe abituarlo a camminare. Il passeggino vizia i bambini”. Il padre sorride e ringrazia. Ha proprio ragione, dice, ma sa come sono i bambini. 

Lei sta per partire con una lezione di pedagogia sui genitori moderni troppo acquiescenti ma lui si alza, saluta gentilmente e si rimette in viaggio, pensando fra sè che è già abbastanza difficile così, senza che ci si mettano anche persone che parlano prima di pensare. Suo figlio, dal passeggino rinforzato, sorride mentre si dirigono verso le giostre. È felice, se ne frega di chi parla senza pensare e il resto conta zero.

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