Ci sono posti romani che quando ci passo mi fanno pensare a Marco. Giro per la città rigorosamente a piedi la settimana romana di rassegna stampa e scendendo dal Tritone, di fronte al Messaggero, dietro casa sua, c’era il bancomat che utilizzava nelle ore più strane del giorno o della notte. Poi la gelateria Cecere a un passo da Fontana di Trevi dove era viziato da fare schifo dalla anziana proprietaria che dalla cassa controllava tutto.
Finito in TV, a ore improbabili, lo riaccompagnavo a casa dalla Balduina in macchina ma la fermata d’obbligo era all’edicola di Piazza Colonna, altro luogo domestico, con i giornali appena usciti. Erano gli anni ‘80 e poi la metà degli anni ‘90 e certe cose sembrano strane oggi. Cellulari negli anni ‘80 non ce n’erano ma c’era Evi. Evi era la capa della segreteria del Gruppo a Uffici del Vicario 21, dove ha gli uffici oggi Giorgia Meloni. Evi era una vera e propria arma da guerra – una specie di Generale Figliuolo ante litteram, logisticamente parlando – e poteva essere chiamata da Marco trenta quaranta volte al giorno. Era l’unica che sapesse – quasi sempre – dove fosse perché la mobilità del soggetto era paurosa.
Quel sesto piano era il piano dei cattivi soggetti per i questori della Camera, con Msi e Radicali che comunque, nonostante loro, convivevano serenamente o quasi. Marco, che comunque l’Abruzzesità la amava e la riconosceva, aveva per esempio un ottimo rapporto con Teodoro Buontempo, detto Er Pecora per la sua capigliatura. Er Pecora era molto fascio ma onestissimo e questa caratteristica (insieme alle sue origini abruzzesi) era determinante per uno come Marco. Poi ci litigava ma gli voleva bene.
Altro luogo classico ma che non vedo veramente da una vita era la buvette – “biuvette, si dice biuvette no buvette, cazzo. Deja viú no dejavú. In radio l’hai detto un’altra volta” (due palle ogni volta che decideva di occuparsi del francese altrui) – dove, finita la rassegna stampa, lo raggiungevo per un caffè, quando serviva.
Non era facile lavorare con lui, tutt’altro, però ne valeva la pena perché in fondo ci si divertiva e comunque si faceva politica. Sergio sostituì poi Evi e una cosa che lui faceva e che sarebbe stato totalmente incomprensibile per lei, era discuterci. Vero è anche che con lui discutere non é che servisse a molto.
Ero già ad Aosta e lui era a Bolzano ricoverato in una clinica per una serie di analisi, così lo andrai a trovare, attraversando praticamente l’intero arco alpino. Credo che fosse la prima volta che lo rivedevo da quando ero andato via, un anno prima. Lo trovai in forma. Mi disse che però aveva qualche problema di udito. Risposi che tanto lui gli altri non li ascoltava mai quindi dov’era il problema. Non capisci un cazzo, tagliò corto lui. Tanto per cambiare.
