Logbook 312 – Quei bravi ragazzi

Forse su Donald Trump sarò condizionato dalle ore in tv con Alan Friedman. Sono state parecchie e abbiamo cominciato quando ancora Trump doveva essere eletto. Per Alan, Trump è non la faccia triste dell’America che cantavano Conte e Jannacci ma piuttosto la faccia buia che chi vive in Italia ha incontrato nei film di oltreoceano.

È la faccia dello sceriffo di First Blood, quella dei razzisti di Missisipi Burning o al limite quella di Michael Douglas di dei giorni di ordinaria follia anche se, per rimanere a lui, restano sempre a confortarci, per esempio, gli Usa del metodo Kominsky. Insomma gli Usa con le loro contraddizioni e con cui viviamo dal 1945, quando Roosevelt, Churchill e Stalin decisero le sfere di influenza mondiali.

Poteva andare meglio? Magari se avesse vinto Hitler? Oppure finire nel girone sovietico, calcisticamente parlando? Difficile a dirsi anche perchè comunque le acque hanno continuato a muoversi, spesso in burrasca. Trump però è veramente un caso particolare. Anna Guaita che da NY lo marca da sempre lo conosce bene e non a torto si preoccupa.

Così, arriva un anno di elezioni, dove è già sufficientemente chiaro che ci saranno pesanti influenze per esempio di una storica istituzione che ha formato e gestito l’attuale abitante del Cremlino e che già sulla prima elezione di Trump ci avrebbe pesantemente messo lo zampino. Non dimentichiamoci poi i milioni di euro ritirati in contanti dall’ambasciata russa a Roma.  A che potrebbero mai servire svariati milioni in contanti è domanda che sarebbe opportuno porsi, preoccupati che magari possano andare a inquinare qualche tornata elettorale per avere teste di ponte filoputiniane nei parlamenti che contano. Magari con un movimento o meglio ancora un bel comitato per la sicurezza dello stato. Ecco un bel nome per la creatura, tanto per citare Umberto Eco.

Ale Ortica scrive libri e racconti. Me ne ha mandato uno molto divertente che uscirà credo in estate – ovviamente totalmente di fantasia – di un generale che dopo una sufficiente permanenza nella capitale di una dittatura – sudamericana? asiatica? chissà? – torna nel suo Paese e si lancia in politica, per conto di fatto della suddetta dittatura, anche se con condimenti di copertura vari, più o meno credibili e folcloristici. Fantascienza molto divertente che non c’entra nulla con questa nostra realtà italiana ovviamente.

Ps non riesco a ricordarmi di cosa parli l’art. 77 del Codice militare di pace. Forse dovrò andare a rileggermelo. L’età. Deve essere l’età.

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