Maria Perego è un personaggio che a chi è nato nel nuovo millennio credo possa sembrare lunare. Eppure era una donna molto in gamba. La incontrai che era già anziana all’Antoniano per uno Zecchino d’Oro. Dirigevo la Sede Rai dell’Emilia – Romagna e quindi era un impegno e un dovere, esserci durante quella settimana che ha costruito nei decenni la storia della Rai, ma lo assolvevo volentieri proprio perchè era un mondo che non conoscevo e che mi incuriosiva.
Conobbi Cino Tortorella, grazie al cielo in borghese, e mi diede subito l’idea del grande professionista della tv. Tempi giusti, quel narcisismo che fa parte dei ferri del mestiere di quella geniale generazione di conduttori, il legame con il suo personaggio, un personaggio in costume la cui foto bisogna assolutamente impedire di vedere ai nostri bambini, almeno per salvaguardare quel poco di immagine che possono avere di noi.
Maria Perego era una donna di una eleganza e di una attenzione straordinarie. Aveva quel fascino che ho ritrovato – è andata così – solo nelle donne nate in quel decennio e tirate su a forza di Garbo e di antica educazione. Maria Perego era geniale, artista e artigiana, manager e scrittrice, considerava il personaggio che aveva inventato e che gestiva con un rigore maniacale una sorta di persona vera. Mi colpì come riusciva a comunicare immediatamente con i bambini in sala, come li ascoltasse, sollecitasse critiche e domande perchè il suo personaggio era per loro. Veniva liquidata da mediocri giornalisti e funzionari Rai un po’ snob ma a suo modo era geniale. Il suo personaggio sicuramente invadente poi – con la sua complicità – la metteva molto in ombra ma a lei in fondo non dispiaceva. Raramente si è parlato di lei senza parlare di lui e forse non è giusto. Avrebbe compiuto cento anni nel dicembre scorso e dispiace un po’ che non abbia avuto il ricordo che meritava in questa canaglia di Paese.
