Logbook 344 – Italia in chiaroscuro

La vicenda ha radici antiche e sotto certi aspetti anche comprensibili per chi ci guarda da fuori. Noi italiani siamo geniali simpatici fantasiosi artisti generosi eccetera ma restiamo sempre principalmente inaffidabili, quando si parla di cose serie. Non siamo affidabili nonostante le molte eccellenze e nonostante l’impegno internazionale delle nostre forze armate e della diplomazia che godono di un notevole rispetto da parte di quelli che le hanno verificare sul campo. Radici antiche dunque. l’Italia volle, fortissimamente volle la Triplice Alleanza che al momento cruciale molló per schierarsi (grazie al Cielo, peraltro) con i suoi nemici. 

Poi, dopo altre vicende, arrivò la cosiddetta “pugnalata alle spalle” e le spalle erano francesi. Il fronte era quello alpino e Curzio Malaparte racconta bene la tragedia di una guerra fratricida fra montanari. Mussolini che non aveva il senso della realtà, autodrogatosi dalle balle sue e della propaganda, pensava che ormai Hitler fosse il padrone dell’Europa e cercò di prendere il treno nazista in corsa, finendoci sotto. Noi rimuovemmo la cosa rapidamente. I francesi molto meno.

L’8 settembre e l’assalto alla Baionetta che li avrebbe portati a Brindisi, da parte di re, corte e generali fu un’altra pagina indelebile per l’immagine internazionale italiana e per la sua affidabilità. Anche questa fu dimenticata solo da noi. Nella Prima Repubblica invece ci si ritrovò con il primo partito legato a Washington e il secondo partito legato alla Mosca di Stalin e anche qui c’è poco da aggiungere. Poi arrivarono gli amici della Liubjanka che governarono come hanno governato. Poi Mario Draghi, per un allineamento di pianeti fortunoso e fortunato, riuscì a ridare una immagine solida al Paese ma arrivò l’ordine dal suddetto palazzo di farlo cadere e cadde. Così come era caduto BJ a Londra pochi giorni dopo una importante visita a Kiev per uno scandaletto da quattro soldi tenuto nel freezer per essere usato al momento giusto. Il Presidente Mattarella, tornando all’Italia, certo riuscì e riesce a contenere i danni ma fino a quando e come?

Oggi il governo ha un vicepremier che ha un patto di ferro o se si vuole di dipendenza con quelli che al momento sono i regimi contro cui l’Italia si sta battendo. Non è quindi impossibile comprendere come a livello internazionale la credibilità italiana fatichi ancora una volta e per antica abitudine a farsi sentire. Machiavelli non c’entra perché i mezzi prefigurano il fine che non può giustificarli in politica e non solo, come sapeva benissimo anche lui. Forse pesa il peccato originale dei campanili e delle divisioni che caratterizza questa terra dove spesso per convenienza l’amico è il nemico e il nemico è l’amico. 

Così quando capita di vedere la foto dei leader di Francia Germania e Polonia che marciano insieme, certe assenze diventano, se non giustificabili, certamente comprensibili.

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