Conoscevo molto poco il generale Graziano. Ne avevo incrociato tracce a Aosta – alla SMALP – e poi a Via XX Settembre, dove è facile attraversare la strada e ritrovarsi dallo Stato Maggiore Esercito (in arte SME) allo Stato Maggiore Difesa (in arte SMD). Lo conoscevo poco quindi poco posso dire di lui e della tragedia che ha vissuto nella parte finale della sua vita.
Una cosa però mi colpisce e non riguarda lui ma i media. Si tratta della stessa cosa che mi colpì tanto tempo fa, quando un uomo disperato il 15 novembre del 2000 si gettò dal trentacinquesimo pilone della Torino-Savona. Anche allora i media non riuscivano a pronunciare la parola suicidio, parola che invece usano con una certe disinvoltura per casi meno diciamo importanti.
Personalmente considero il suicidio una scelta assolutamente legittima e dignitosa, anche nel caso si tratti di una fuga quindi la parola e il contesto non mi scandalizzano. Quello che invece è sgradevole è l’abitudine della stragrande maggioranza del giornalismo italiano – inesorabilmente provinciale per tradizione – dei due pesi e due misure. Morbosamente sensibile al potere, questo giornalismo maggioritario si adegua al protagonista della notizia e non alla notizia in sè. Se si ammazza un povero cristo o una povera crista, abbiamo dettagli talvolta persino sgradevoli mentre se la stessa notizia riguarda i salotti buoni allora i giri di parola si sprecano per non dire le cose come sono. Insomma sarebbe preferibile rispetto per tutti. Banalmente ma il banale è raro quando è doveroso.
Tacito racconta la morte di Asiatico. “Prese un bagno, cenò serenamente, poi dopo avere considerato come più onorevolmente sarebbe morto per l’astuzia di Tiberio o l’impulsività di Caligola, di quanto non cadesse ora vittima di un inganno femminile e delle vituperose parole di Vitellio, si tagliò le vene. Prima però volle ispezionare il rogo e ordinò di spostarlo in altra parte perchè la vampa del fuoco non danneggiasse i folti alberi circostanti: tanta serenità seppe conservare negli estremi istanti di vita”.
