Complessivamente ben oltre quattromila miglia nautiche navigate sulla nave più bella del mondo non sono oggettivamente poche, anche se il lavoro che facevi non era tanto marinaresco ma più di media advisor e di autore di tre racconti televisivi – con le immagini di Cristian Torelli e il montaggio di Marco Alessandri, cioè quanto di meglio potevo cercare – che hanno raccontato campagne in Mediterraneo, in Atlantico, nel Mare del Nord e sulla Manica. Ci sono stati in realtà anche i primi due giorni con la nave appena uscita da tre anni di Arsenale spezzino. Era un su e giù dalla Palmaria a Lerici per provare i nuovi motori. Il primo imbarco era stato con il comandante Reale per gli ottant’anni del Vespucci, imbarcato al Pireo e sbarcato al centro dello Stretto di Messina su una ognitempo della CP per correre a Reggio. Con il comandante Pacifici, assistemmo e riprendemmo la prima Preghiera del Marinaio dopo gli anni dell’Arsenale, prora a Lerici. E poi, in giro per Mediterraneo e non solo, con altri amici come i comandanti Angelo Patruno e Roberto Recchia e infine, l’ultimo imbarco, con l’allora CV Stefano Costantino.
I porti si accavallano nella memoria uno dopo l’altro così come i volti di nocchieri e allievi, di ufficiali e sottufficiali che per quella nave hanno dato e darebbero l’anima. In realtà – sarà una personale impressione – ma gli ex allievi poi ufficiali vivono un rapporto di odio – amore con la nave. In alcuni casi estremi è quasi tutto amore, in altri, se non è odio, sembra che poco ci manchi ma l’argomento è complesso e scivoloso a parlarne con loro.
Salire a bordo la prima volta, comunque, ti segna anche perchè il Vespucci non sbarca mai i suoi marinai, quelli che hanno navigato con lui. Tutti restano a bordo in qualche modo e la nave resta dentro ognuno di loro perchè è una nave anzi è la Nave. Dopo il lavori all’Arsenale del 2013, molte cose sono cambiate. Ricordi ancora la piccola infermeria che oggi è molto più grande e lo stesso discorso vale per la mensa. L’aria ora è condizionata e l’afa che generazioni di sonnolenti allievi hanno sofferto viene di fatto ridotta mentre la sala motori che – prima dei lavori durati tre anni – conservava un’aria diciamo vissuta, dopo il totale cambiamento con i quattro nuovi motori (intitolati a quattro vini italiani di prestigio e di provenienze varie perchè i motoristi sono sensibili alle proprie tradizioni) sembra la sala raggi di un ospedale all’avanguardia. Ma basta salire tre ponti e sei di nuovo su un veliero dell’inizio del secolo scorso.
Il Vespucci sta facendo il suo giro del mondo e chi lo ama lo segue a distanza con affetto e attenzione, con amicizia vera, verrebbe da dire, anche se il termine non è esatto perchè quella nave ti resta dentro e tu resti dentro di lei. Questione di feeling, direbbe Mina.
