Logbook 420 – La stanchezza di Jack Reacher

Riparliamo di Reacher. Ne avevamo parlato, prima ancora che arrivasse il serial tv ma c’era già stato il povero Tom Cruise con due buoni film e una scommessa impossibile. Solo un notevole coraggio poteva infatti spingere un attore che arriva a malapena al metro e settanta a interpretare un personaggio la cui caratteristica fondante è di essere una specie di Bigfoot, alto quasi due metri e grosso come un armadio quattro stagioni. Lee Child ha inventato infatti un personaggio che non ha bisogno di minacciare perchè è gia evidentemente e palesemente una minaccia ambulante per colpa del suo fisico. Comunque resta il fatto che i due film di Cruise, pur snaturando il personaggio, si guardano con piacere. Il serial tv con Alan Ritchson che armadio lo è anche se non ha la faccia da attore di Cruise, ha rispettato di più il personaggio che però resta una invenzione letteraria. I libri di Child sono infatti in primo luogo un piacere sia pure di alleggerimento.

Così ogni volta che esce un nuovo Reacher, chi lo segue in fondo è contento. Lo acquista, lo legge tutto d’un fiato e si diverte. Da qualche tempo gli autori sono diventati due, Lee e il fratello Andrew Child, mentre la patina letteraria britannica dei primi tempi è diventata sbiadita al sole di Hollywood. 

Esce dunque l’ultimo Reacher, sempre per Longanesi che ha un notevole intuito per gli acquisti internazionali. Titolo banalotto ma in linea con la serie, “Un segreto per Jack Reacher”. D’altronde i Maigret, i Poirot e tutti gli altri monumenti finivano nei titoli perchè gli editori volevano che il lettore sapesse cosa comprava. E dunque il nuovo Reacher, versione MP quindi mimetica e per l’occasione anche scontro pesante in alta uniforme. Non il Reacher vagabondo e borghese ma il poliziotto militare coinvolto in tresche a altissimo livello, tanto che ci rimette le penne un ministro della Difesa USA.

Lo leggo questo nuovo Reacher e questa volta aumenta il disagio leggermente avvertito negli ultimi volumi. Trame complesse fino a diventare cervellotiche, personaggi che si accavallano e si confondono perchè sfuma parecchio la caratterizzazione di ognuno, buchi nella trama che non sono gravi di per sè. Anche per esempio Chandler e lo stesso Camilleri  (che peraltro ci si divertiva pure, una volta che se ne accorgeva) si scordavano alcuni aspetti ma lì c’era l’atmosfera e non la trama a fare da protagonista come accade invece per Reacher.

Insomma la storia nell’ultimo libro sembra mostrare la corda e diventa sempre più simile a del cibo precotto da mettere rapidamente in padella, con la solita ricetta. Peccato. Forse è arrivato il momento di chiudere la saga, magari alla grande, e consegnare alla storia un personaggio e una serie di romanzi che non meritano di intravedere una discesa.

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