Logbook 449 – Le Nuvole di Fossano

Le Nuvole è una libreria che sarebbe piaciuta a gente come Leonardo Sciascia o Enzo Tortora che in certe librerie riuscivano a vagabondare delle ore, dimenticando treni o aerei in attesa. Anche Stefano, libraio delle Nuvole, è il libraio di una volta, uno di quelli che i libri li consiglia e li legge. La disposizione dei libri sugli scaffali è emblematica e rivela se si vende carta assemblata o storie che restano in qualche modo. 

A poche decine di metri dal Castello d’Acaja, splendido custode dei centomila volumi della Biblioteca Civica e del fantasma della Duchessa Bona di Savoia, le Nuvole respirano e fanno respirare l’aria di una terra all’ombra del Monviso. In vetrina Il Murofa la sua figura con la nuova fascetta gialla che rilancia alcune delle cose dette su di lui. Fa un certo effetto, quella vetrina, e fa piacere anche vedere la sala che si riempie. E’ piccola ma alla fine tutti i posti a sedere sono occupati mentre fuori sta per scoppiare un temporale che durerà tutta la notte.

Con Stefano che guida la conversazione e con il pubblico che partecipa convinto, parliamo della guerra, della Resistenza, della Roma del 1944, della fame. Sono terre che la Resistenza l’hanno conosciuta tragicamente e quindi non è difficile ricostruire un contesto e un mondo fatto di chiaroscuri, di umanità alla prova. Il Muro continua il suo viaggio e Fossano è stata una bellissima occasione per parlarne fra persone che amano i libri ma anche, per me, per vedere una realtà che non conoscevo e in cui mi sono ritrovato.

Dormo a Palazzo Righini, un hotel di quelli che meriterebbero un firmamento di stelle per l’accoglienza, il  magnifico recupero di un palazzo storico, la qualità e il livello del suo personale dove l’integrazione è normalità, finalmente. Un albergo giusto, per chi ha girato molto, diventa un punto di riferimento importante, un porto sicuro da non dimenticare. Gli amici di Palazzo Righini fanno sentire gli ospiti come tali e non come clienti spesso molesti.

Cena, dopo la presentazione, con Ornella che con Ivana e la casa editrice ha organizzato l’evento, e con due giovani studentesse di Lettere Classiche, Miriam e Loredana. Ci separano cinquant’anni e la cosa pesa anche se molto di quel che studiano è roba che non passa di moda e che rappresenta, se non più una spinta, quanto meno una tappa. Sono affascinate dalla metrica classica ma, soprattutto e ancora una volta, ti accorgi che sono i prof universitari e i loro staff che fanno la differenza. Per chi ha quell’età, è facile credere in chi sa per loro e che ama questo trasmettere conoscenza. Il lavoro del docente è un lavoro duro se non senti il legame fra materie spesso difficili e chi ha scelto di approfondirle. Ripenso a Gustavo Vinay, il più grande mediolatinista che ci sia stato, nato a pochi chilometri, nelle Valli Valdesi a Chiabrano, e a quanto ha segnato – con Armando Petrucci – chi ha avuto la ventura di seguire i suoi corsi, al primo piano della Sapienza, confermata prima Facoltà umanistica al mondo e viene un po’ da sorridere e un po’ da essere orgogliosi.

Dopo pizza e birra, si va a dormire nel silenzio di Fossano – città Fidelitatis Insignia, la dichiara il suo motto – in tempi in cui,  più che la fedeltà, è soprattutto la lealtà il significato più antico e più proprio di quel fidelitas latino. I sette borghi intanto si preparano al Palio e alla Giostra dell’Oca, dall’11 al 14 giugno e l’atmosfera si avverte. Appuntamento centrale dell’anno, radici che restano e identità che si tramandano, il Palio è appartenenza, è memoria, è futuro. Se si vuole capire la storia italiana, i Palii – ovunque presenti e sentiti come sono sentiti – sono il luogo migliore per farlo.

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