Logbook 468 – Frigidaire ovvero come conservare anche il tempo

Strana cosa l’età. Inciampi casualmente in anni e persone e se in qualche modo ti sei occupato del tuo tempo – per professione o per passione che sia – la cosa non resta ristretta. Michele De Lucia mi manda quattro fotogrammi di una mostra che non sapevo e che resta fino al 7 settembre al Museo di Roma in Trastevere dove, fra le altre cose, viene proiettata anche una serata che coinvolgeva oltre me Filippo Scozzari, Vincenzo Sparagna e Andrea Pazienza. Dai fotogrammi di quella serata, non riesco a capire di cosa si tratti (erano venuti anche altre volte e Andrea era un amico) ma forse è una serata – molto difficile se è quella – dedicata alla morte di Stefano Tamburini. 

Tamburini era un genio che non sapeva disegnare e che quella banda di maestri del disegno da Vincino a Paz, da Scozzari a Liberatore e a tutti gli altri, non gli perdonavano. Si inventò alternative – un po’ come fa Osho oggi con le foto ma a quei tempi al massimo c’erano le fotocopiatrici – e la sua genialità esplose in coppia proprio con Tanino Liberatore dando vita a Rank Xerox, cui devono molto in parecchi degli autori arrivati dopo. Quella di Stefano era stata una brutta morte e – se è quella la puntata – chi avrà voglia di sentirla, lo avvertirà con chiarezza. 

Il filmato ricompare dopo quasi mezzo secolo. Colori televisivi improbabili tipicamente Anni ‘80, in studio quel look che a Roma si definisce scaciato e che allora faceva scandalo in uno studio televisivo a differenza di oggi mentre per noi era normale andare in onda così come eravamo. Anche questa era una delle diverse caratteristiche peculiari di quel western che fu Teleroma 56. La sua storia si presterebbe a una fiction molto ricca peraltro, visti i personaggi e le vicende di quei quindici anni che vanno dal 1980 al 1995. La lista dei nomi è infinita e quella delle vicende che la videro coinvolta lo è altrettanto. Una storia che non si racconta – forse anche per colpa di chi c’era – e che non si conosce, così ci si inciampa per caso in una mostra quarant’anni dopo. E si resta spiazzati.

La mostra chiude il 7 settembre. Mi dispiace non essere riuscito a vederla. Sarò a Roma per la radio la settimana dopo – credo – ma se qualcuno a Roma avesse voglia di farci un salto da parte mia, gliene sarei grato. Frigidaire era una rivista fuori da ogni logica ma era uno degli spazi di creatività e di libertà non frequenti in una stampa italiana conformista e non esattamente coraggiosa. Sfogliarlo oggi – con la sua grafica schizzata – fa scoprire cose cui il tempo ha dato valore e patina. Se vi capita di passare da Trastevere, passateci anche da parte mia. Grazie.

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