Porto Empedocle – per chi lo ama è “Porto” – fa intuire molte cose di Andrea Camilleri. Questo angolo di Grecia ionica e il suo mare che era una tavola assolata quando mi sono affacciato a salutarlo, fra barche e aliscafi sono sole e caldo poi la piccola stazione ferroviaria che FS ha ristrutturato benissimo che ospita i tre giorni del convegno organizzato per Andrea da Vittorio Alessandro e dagli altri di “Un filo di fumo”.
La stazioncina è perfetta e il pubblico numeroso. Entrando, mi viene da pensare a quante volte il giovane Camilleri abbia aspettato un treno per la lontana e misteriosa Roma, ragionevolmente con un libro in mano nell’attesa. In fondo, a leggere le sue lettere di quegli anni alla famiglia, questa piccola stazione non solo si intuisce ma c’è fra partenze in corsa e mancati ritorni.
Rivedo con piacere Vittorio Alessandro. Ci conosciamo da una vita, da quando lui era l’ufficiale che aveva la responsabilità della comunicazione – il PI – della Capitaneria di Porto. Era facile lavorare insieme perchè c’era rispetto reciproco e fiducia nelle rispettive professionalità. Quando c’è questo, raramente poi le cose non funzionano.
Si parla di libri, di Andrea, della sua Sicilia. La sala è piena e ascolta con attenzione. Rivedo anche Sergio Scandura che non vedevo da una vita e Brunello Montagnese, arrivato apposta da Vibo. Per Andrea sarebbe venuto a piedi, peraltro. Poi la sera una cena fra amici e templi illuminati. Agrigento è un ossimoro.