Barca ormeggiataa Porto San Giorgio. Il marina è bello, gli ormeggiatori in gamba, il sole e il mare ci sono. La ragazza del bar sorride al primo cliente domenicale e il caffe nonostante sia appena aperto non è male. Mattine così. Si sente la domenica di giugno e c’è la pace delle barche in attesa del vento.
Il presidente della Lega Navale, con cui ho condiviso oltre il caffe qualche parola, è in gamba e ci tiene -e si vede -a quel che fanno nella sua Sezione. Mi dà al volo un passaggio alla stazione, risparmiandomi un chilometro di passeggiata sotto il sole.
Prendo al volo l’InterCity 606 per Milano. La Panda è ancora al Marina di Ancona e il viaggio sarà breve. Il treno è affollato e, dopo qualche minuto, cominciano i controlli dei biglietti. Compare dal nulla una signora non più giovane che a voce alta chiede dove è la sua carrozza. Il bastone bianco che tiene nella destra chiarisce sia il tono che la richiesta.
La giovane capotreno si qualifica e con una gentilezza che purtroppo stupisce, sospende i controlli e la accompagna con attenzione al vagone in questione. Poi torna e si comporta come se avesse fatto una cosa normale. Che poi sarebbe in realtà una cosa normale. Non ci vorrebbe poi molto a esercitare gentilezza e attenzione professionale. La capotreno dunque riprende a controllare i biglietti.
Scendo a Ancona, come mi accadde ormai cinquantuno anni fa – era gennaio e un freddo bestia – diretto a Falconara con in tasca una cartolina rosa. Mi piacerebbe incrociare per caso, fra un binario e l’altro quel ragazzino stupido e presuntuoso ma affamato come un animale della vita. Scherzando diceva tutto ma non una vita normale (e comunque la vita spericolata sarebbe sbarcata a Sanremo solo quasi dieci anni dopo ma i tempi erano quelli). A vent’anni però si dicono tante cose – molte delle quali un po’ stupide – e capita pure che una preghiera in fondo talvolta venga esaudita.
La prossima volta forse meglio fare attenzione però. Si piange di più per le preghiere esaudite che per quelle non concesse, secondo Santa Teresa di Lisieux. Che poi si piange e si ride comunque e in ogni caso, perché le vite normali non esistono. Lo si capisce solo al crepuscolo che nella vita si ride e si piange comunque, con buona pace della santa carmelitana normanna.
