Serata rotariana al Grand Hotel. Confesso che per me di Grand Hotel ce ne è uno solo con le sue leggende più o meno nere, con Fellini che muore dicendo “Potersi innamorare un’altra volta”, con i camerieri e i maître e il pianista presente con discrezione e l’aria di mare e lo scirocchetto che rinfresca in qualche modo la serata.
insomma il Grand Hotel è Rimini e Rimini è il Grand Hotel. Presentiamo il Mare con Carlo Daniele che con suo fratello Lucio è seduto con noi al tavolo della presidenza, la prima presidenza di Giulia di fatto. Il libro piace e ci divertiamo a parlarne, parlando di barche, di mare e non solo.
Serata piacevole in amicizia e di questi tempi non è poco. Carlo Daniele, fra le altre cose, nel suo intervento legge un intrigante commento di Francesca Renzetti che conosce e ama mare e scrittura. Merita condividerlo.
Carlo Romeo, giornalista e velista, ribadisce una cosa: il mare non è solo acqua e vento. Il mare è un palcoscenico. E su questo palcoscenico va in scena l’umanità intera.
Pensateci: ogni porto è un teatro, ogni banchina un foyer e i personaggi entrano ed escono di scena con la puntualità di una commedia ben scritta. C’è il “cliente” che sale sul palco convinto di sapere cosa vuole, e non lo sa mai. C’è il broker, navigato, che recita la sua parte con un sorriso professionale. C’è il sempre più diffuso “cafonauta” — sì, esiste anche questa maschera – e ve la ritroverete davanti agli occhi ridendo di gusto. E poi ci sono le piccole, sottili, esilaranti psicopatologie dell’armatore: quelle manie che chiunque possieda qualcosa (una barca, una casa, persino un’idea) riconosce immediatamente in se stesso.
Romeo non scrive di barche. Romeo scrive di caratteri. E lo fa con un’ironia di penna elegante e pungente, che si muove tra questi personaggi con la disinvoltura di un commediografo che il suo cast lo conosce a memoria.
Ecco perché, se non siete velisti, questo libro fa per voi ancora di più.Perché non serve sapere cos’è una drizza per riconoscere il collega che non sa mai cosa vuole, il capo che recita una parte, l’amico un po’ esagerato. Il mondo della vela, raccontato così, smette di essere un mondo per iniziati e diventa una porta aperta: la si attraversa senza bisogno di credenziali, di gergo tecnico, di esperienza. Basta la curiosità per le persone — quella, in fondo, ce l’abbiamo tutti.
E una volta varcata quella porta, si scopre anche l’altra faccia del libro. Perché dietro le risate, dietro i personaggi da palcoscenico, scorre una storia più intima: comprare una barca, prepararla, aspettare, affrontare gli imprevisti, fino al momento simbolico di mollare gli ormeggi. Sono tappe di navigazione, certo. Ma sono anche — lo capirete leggendo — le tappe di ogni trasformazione vera che affrontiamo nella vita: desiderio, inciampo, ostinazione, e poi, finalmente, il cambiamento.
Quindi a chi lo consiglio? A chi ama il mare, sicuramente. Ma soprattutto a chi non l’ha mai vissuto — perché questo libro non chiede di conoscere la vela per amarla. Chiede solo di entrare da quella porta, sedersi in prima fila e godersi lo spettacolo.
