Major Tom.

Curiosa ripartenza della stagione questa, per la prima volta dopo diversi anni senza le pagine dell’agenda barrate con la scritta Roma per cinque giorni, dal lunedì al venerdì. Cinque giorni dove il mondo ti scivola all’alba fra le mani come ha fatto in questi sette anni, una settimana al mese. Covid, guerre, funerali fra momenti (pochi) di buon giornalismo e altri (moltissimi) di misera propaganda di poteri forti internazionali e di quelli sicuramente più poveracciamente paesani. L’Italia trombona e debole, arrogante e succube, insomma, di questi tempi monicelliani verrebbe da dire, visto che Mario Monicelli non soltanto saprebbe raccontarla perfettamente ma in realtà la ha anche già prevista e raccontata nei suoi film.

Sensazione strana questo ritorno alla libertà mensile (che poi era libertà anche prima, visto che non ti è entrato un euro in tasca per una scelta di partenza. Che senso aveva il gettone a puntata per una realtà che ti aveva dato fiducia a ventiquattro anni per un mestiere che imparavi facendolo? Bene così, e non te ne penti neppure ora che i gettoni peraltro sarebbero ormai un numero apprezzabile. Fine del marginale se pur indicativo inciso). Ti mancano certo lo studio, la Roma che si sveglia, Piero o Alessandro che si affacciano, il caffè di Elizabeth e i cioccolatini del venerdì come piccolo ricambio ad una gentilezza non frequente. Poi, dopo la lunga diretta – alle soglie di un collasso ipoglicemico – la colazione che Giò e Ada ti facevano trovare con antico affetto sincero (ci conosciamo da tanto tempo e voglio molto bene a entrambe). Dispiace forse il modo con cui certe storie finiscono. Capita anche nelle migliori famiglie e poi la carica rivela l’uomo, e se lo dice Guicciardini possiamo credergli. Le persone sono e restano quel che sono anche nel modo con cui concretizzano le loro scelte più o meno di potere. In fondo da qualche parte della memoria senti qualcuno ripetere che la forma è sostanza ma ormai è roba vecchia che non usa più. .

Le cose, a ogni modo, passano e volano via. Il tuo nomadismo ti ha sempre aiutato molto quando le porte si chiudevano o andavano chiuse e allora le chiudevi cercando di non sbatterle, incuriosito dalla prossima cima, dalla prossima isola. Una cima è solo pietra e vento e ghiaccio, un’isola è solo la punta di una montagna sommersa, viste da un marziano ma per noi specie umana sono sempre state un orizzonte e una sfida, la sfida successiva, fino alla cima, all’isola definitiva dove il viaggio finisce. E se compi settantadue anni a giorni, ci sta tutto, e le cime e le isole sono più quelle alle spalle che quelle davanti.

Scie. Scivolano via la paleografia altomedievale che ha lasciato il grande amore per il Medioevo, la prima Radio Radicale e Teleroma 56 e Marco e poi la Rai – un film di guerra praticamente – ma con la Valle e Bologna e il Segretariato Sociale poi Rtv e tanto altro. Ora, tanto per cambiare, si aprono altri scenari. Alcuni sono già attivi come l’Accademia di Belle Arti di Bologna, la città che Fabio Roversi Monaco mi ha insegnato a amare (non ringrazierò mai abbastanza il Ministro Bernini e il suo staff per avermi indicato per questa esperienza, in una città che amo molto e in un mondo che mi accompagna da decenni). E poi il logbook dove ogni giorno si iscrive qualcuno e questo fa sempre molto piacere, essendo fra noi, sia pure noi pochi (forse) e felici (per quanto sappiamo esserlo insomma), noi banda di fratelli. Anche perchè il campo di Agincourt non è che sia poi lontanissimo in tempi del genere. Cose da fare e da ascoltare, da pensare e da dire, insomma ce ne sono sempre così come ci sarà sempre gente che vuole riflettere, sapere, ascoltare, capire.

Tutto ciò premesso, come direbbe un avvocato amico, avevo promesso alle amiche e agli amici di queste righe di dare notizie se in qualche modo ci saremmo potuti risentire comunque. Serve ancora un po’ di pazienza, per chi fosse interessato. Aiuta iscriversi a Ferian, seguire questo diario di bordo inter nos (logbook in realtà è un termine tecnico di navigazione per gli inglesi) per restare in contatto mentre la navigazione procede su rotte nuove.

Sono le cose che cambiano a volte. Per le persone accade più raramente se non ci si è naturalmente portati. In bocca al lupo – comunque e per inciso – agli amici di Radio Radicale, giornalisti, tecnici e ascoltatori. Ci siamo detti addio tante volte che una in più non fa certo Casablanca.

2 pensieri riguardo “Major Tom.

  1. Buongiorno Carlo,
    parto volentieri dalla forma, quella del blog, che di fatto è uno strumento oggi non più usuale, per molti, ma apprezzatissimo da quei tanti o pochi, che possono godere dello scorrere incessante della penna e del pensiero, senza limitazioni comunicative imposte dai caratteri.
    Riguardo la sostanza, sono/siamo orfani della tua voce, che per cinque giorni barrava quell’agenda e che conduceva al cuore della notizia. Leggo con piacere questo vecchio, nuovo modo di scrivere e mi immagino i babbeh, conditi da molti mah, che facevano il paio con acute ed ironiche ma profonde e taglienti considerazioni sul livello dei giornali.
    Sempre pronto a leggerti.
    buon lavoro e buona settimana

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