Sarà marginale ma una delle cose che manda più in bestia il sottoscritto è quando il termine “medievale” viene usato dai giornali in senso negativo. So di non essere solo in questa battaglia anche perché un WhatsApp in merito di Paolo – sempre in positivo conflitto fra il suo essere storico e il suo fare il giornalista – mi dà ulteriore conforto.
Il Medioevo, come qualsiasi periodo storico, ha avuto le sue luci e le sue ombre ma non sono sicurissimo – anzi – che le sue ombre pesino più delle sue luci. È un periodo che personalmente amo molto e che ho imparato ancora di più ad amare ascoltando grandi voci di studiosi e convivendo con le pergamene altomedievali che hanno accompagnato quotidianamente gli anni della Sapienza.
Insomma e in sintesi, se la si piantasse di definire “medievali” abitudini che semmai sono insite da sempre nella storia umana, sarebbe un successo contro i luoghi comuni che avvelenano il giornalismo ogni giorno. Non é il caso di evocare esempi del pensiero medievale, dell’arte medievale, della letteratura medievale o i personaggi che affollarono quei secoli tutt’altro che bui e per chi non ne avesse coscienza, tanto peggio per lui.

Ieri, titolando in merito all’assegnazione del Premio Nobel per la Fisica, La Stampa scriveva che i vincitori “sono gli inventori dell’attosecondo”.
Ancora un po’ di pazienza, caro Romeo, e si dirà “siamo al secolo XXI”, lasciando finalmente in pace il buon vecchio Medioevo.
Un periodo che mi affascina, concordo, ma al tempo stesso mi inquieta. Come, del resto mi inquieta il nostro tempo.