Logbook 265 – Bruno Zevi

Saranno queste ore ma mi torna in mente Bruno Zevi e quello che ripeteva a proposito dell’antisemitismo che peraltro aveva sperimentato sulla propria pelle, lasciando clandestinamente Roma e l’Italia ormai sempre più nazistizzate.

Era una persona coraggiosa, geniale, di una umanità attenta. Provavo molto affetto per lui, affetto credo ricambiato. Ci aveva ospitato nel suo studio con la primissima Teleroma 5, prima che ci spostassimo alla Balduina, nel suo villino di fronte a Santa Agnese, una delle più belle chiese romane, il che non è poco. Eravamo giovani e lui poco paziente lo è sempre stato però facevamo attenzione a non essere troppo invadenti ma bastava la sua comparsa sulla soglia di casa che Michele, Valentino, io e tutti i pochi che eravamo capissimo che dovevamo contenerci.

A Gerusalemme nel 1988 passai molto tempo con lui che quella scadenza – il consiglio federale radicale – la aveva voluta fortemente lì con Marco. Era la sua gente ma per lui la sua terra erae restava  Roma, la Roma più antica, quella del Portico d’Ottavia. Il romano era per lui la lingua dell’amicizia e la usava con quel tono sempre un po’ didattico con cui giocava molto. Quando nacque Luigi – giorni non facili – quando mi vide mi disse con convinzione di non preoccuparmi che a Roma c’è Santa Pupa e Santa Pupa, aggiunse, sa sempre cosa fare per proteggere i bambini. In quel momento, molto duro, riuscì a farmi sorridere e lo abbracciai.

Credo che Radio Radicale rimandi o abbia rimandato in queste ore il suo intervento a Gerusalemme che fu un intervento di grande visione e parliamo di quasi quarant’anni fa. Manca molto oggi la sua voce di libertà, la sua cultura – il papillon sempre perfettamente annodato, bandiera per la sua generazione della docenza accademica – il suo carattere difficile ma leale, la sua amicizia preziosa. La sua voce oggi sarebbe quanto mai necessaria.

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