Alcuni degli ascoltatori più attenti di Stampa e Regime – e sono parecchi – hanno notato e peraltro segnalato sui social come a volte risulti evidente la mia fatica quasi fisica nell’aver a che fare direttamente, per una settimana, un’ora e mezza di giornali italiani. Me ne scuso nel caso ma a volte leggere puttanate epocali che lasciano possono, in certi casi, intravedere altro che la correttezza doverosa di chi fa quell’ormai desueto mestiere, pesa veramente parecchio.
Trent’anni fa era diverso o forse eravamo noi più giovani e più ingenui ma oggi pesano molto di più superficialità dilaganti, incompetenze valorizzate, connivenze furbesche con il potere di riferimento oppure le tristi cosche e coschette dei circhi televisivi e quant’altro. Non è sempre tutto così, ovviamente, ma la moneta cattiva scaccia quella buona anche fra i media e non solo in economia.
Esempi a iosa. Le cosiddette trattative gestite da macellai con la stessa identica tecnica – Putin, Teheran, Hamas poco importa perchè la scuola è identica – pronti a prendere in giro un Occidente presunto debole e incartato dagli scrupoli risibili – secondo i macellai – delle democrazie. Oppure le fazioni mediatiche che sono ormai diventate una specie di tifoserie organizzate per le quali il riferimento non è più il lettore, grande dimenticata lezione montanelliana.
Leggiamole, comunque, queste giornalate – anche se le leggono in sempre meno persone – e andiamo avanti sapendo che l’acqua inquinata se hai sete, va bollita e disinfettata. A volte ho l’impressione che la ragione e il senso di questi cinquant’anni di rassegna stampa di Radio Radicale siano proprio questi. Bollire l’acqua mediatica, cercando di renderla per quanto possibile un po’ meno tossica, un po’ meno squallida.
